Riprendo qui una discussione svoltasi negli scorsi giorni sul blog di Chartitalia, in cui io sostenevo che ai nostri giovani – sui campi di calcio – non si insegna alcuno spirito olimpico, non si trasmette alcun valore positivo, ma l’unico comandamento imposto è: vincere. Costi quel che costi. E, chiaramente, ciò porta ad un’animosità della gara che spesso sconfina in scontro (e non in confronto) e in violenza.
Mi rispondeva Chartitalia affermando che le mie osservazioni, in quanto generalizzazioni, non potevano trovare rispondenza nella realtà, diffusa e variegata, del calcio, in quanto sport di massa.
Tralascio il seguito del confronto (questo si, confronto) tra me e Chartitialia, per riportare, qui di seguito, una notizia tratta da Repubblica di oggi. La notizia, in quanto tale, non penso possa servire ad avvicinare le diverse percezioni del fenomeno che oppongono me a Chartitalia (giacché, si può sostenere, uno o due episodi non costituiscono la regola di centinaia di match che si svolgono sul territorio italiano ogni fine settimana); ritengo, però, che tali focolai di violenza siano un segnale molto chiaro dell’approccio con cui, in Italia, si “maneggia” il calcio, anche tra i giovanissimi ed i dilettanti.
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ROMA – Alla ripresa del calcio agonistico dopo lo stop di una settimana imposto dalla morte dell’ispettore Filippo Raciti, due gravi episodi di violenza hanno segnato i campionati dilettanti e giovanili. Nel pomeriggio una rissa tra giocatori è scoppiata durante l’incontro a porte chiuse tra il Tripi e l’Olimpia San Pietro, due squadre di dilettanti della prima categoria della provincia di Messina.
I tafferugli sono iniziati nei minuti di recupero dell’incontro, quando l’arbitro Gabriele Calapai, della federazione di Messina, ha prima concesso e poi annullato il gol del possibile pareggio alla squadra ospite. In pochi minuti i giocatori sono passati dalle contestazioni verbali alla rissa, fino a quando un dirigente ha deciso di avvisare i carabinieri, che giunti al campo hanno sedato gli animi. Ad avere la peggio sono stati due calciatori del Tripi che hanno dovuto fare ricorso alle cure del pronto soccorso dell’ospedale di Patti. Le contusioni riportare sono state giudicate guaribili in 4 e 20 giorni.
La violenza non ha risparmiato neppure il campionato giovanile della Lombardia. A Binasco, nel Milanese, un arbitro di appena 18 anni, Domenico Minichino, di Zerbo (Pavia), è stato aggredito e picchiato da alcuni “tifosi” scontenti della direzione di gara tra la squadra locale e il San Genesio. L’aggressione, compiuta da un gruppetto di ragazzi con i volti mascherati da sciarpe e cappellini è scattata a partita conclusa, quando l’arbitro si è diretto verso la sua auto, posteggiata poco distante dal campo. La vittima è stata portata al pronto soccorso del San Matteo di Pavia, dove è stato giudicato guaribile con una prognosi di tre giorni per tumefazioni al volto e contusioni all’addome.
(11 febbraio 2007)