La rete è un meraviglioso laboratorio di legami e di saperi, uno strepitoso strumento di giustizia sociale conoscitiva ma, nel suo discorso pubblico, alimenta semplificazioni e il suo stesso linguaggio formale, pollice in su o in giù, rimanda a banalizzazioni esasperate, ad un mondo di tifosi in cui lo spazio per la razionalizzazione e la costruzione si fa più esile. Tutto tende ad essere corto, emotivo, estremo. Proprio quando avremmo più necessità di pensieri lunghi, di progetti grandi, di tempo per realizzarli.
Walter Veltroni, Il riformismo può salvare l’Italia. Ecco i punti del cambiamento, in La Repubblica, 26 agosto 2011.
uhmm… ero tentato di interagire con questo post cliccando sul bottone Like così accontentavo il profondo pensatore de noantri…
come diceva quel tale, se si mettesse una tassa sulle lettere che uolter scrive a Corriere e Rebupplica, il debito pubblico italiano sarebbe ripianato in poco tempo…
Quasi d’accordo con te (ed apprezzo assai il tuo sarcasmo sul like), ma, oggettivamente, Uolter, sul punto, ha (abbastanza) ragione. Non tutti dialogano in modo disteso e con argomenti motivati. Basta pensare alle bacheche dei social network, tipo Facebook: la fiera delle banalità con tifoseria assortita. Pollici su, pollici giù.
Se poi diamo uno sguardo alla maggioranza (ed è una maggioranza, purtroppo, molto ampia) dei siti dedicati alla politica (cioè al “discorso pubblico” di cui parla Uolter), questo tipo di approccio emerge in tutta la sua pericolosità: chi prova a dissentire civilmente rispetto alla linea del sito (blog, forum, o quel che sia) viene sommerso da un mare di insulti da parte dei tifosi senza se e senza ma.